|
La legge 53 per il sostegno della maternità e della paternità
Riportiamo informazioni e il testo di un articolo apparso sul Corriere della Sera relativo alla legge 53/2000 in materia di congedi parentali che prevede il diritto al congedo di paternita' e altri diritti
In fondo trovate alcune informazioni sulla legge relativa ai diritti di papa' e mamme a seguito della legge 53 per il sostegno della maternità e della paternità. Il testo che segue e' invece ripreso da un articolo apparso sul corriere della sera il 10-3-2004
IL CONGEDO Il congedo di paternità è stato introdotto dalla legge 53/2000. La normativa ha recepito la direttiva Ue in materia di congedi parentali che prevede il diritto al congedo, la protezione dei lavoratori dal licenziamento causato dalla richiesta di congedo, la conservazione del posto di lavoro
FACOLTATIVO Il congedo facoltativo, che ogni padre può prendere entro il compimento degli 8 anni del bambino, può durare al massimo sei mesi. La somma dei congedi di mamma e papà non può superare però gli 11 mesi. Si può usare il facoltativo mentre la madre usufruisce della maternità
IN BUSTA PAGA Durante il periodo di congedo facoltativo al papà viene pagato, come minimo, il 30 per cento dello stipendio. Ogni contratto di categoria ha poi tetti massimi differenti. Nella pubblica amministrazione, ad esempio, i primi 30 giorni di congedo sono pagati al 100 per cento
OBBLIGATORIO Il padre lavoratore ha diritto inoltre di astenersi dal lavoro nei 3 mesi successivi alla nascita del figlio, in caso di: morte o grave infermità della madre, abbandono del figlio da parte della madre, affidamento esclusivo al padre. In questo caso gli spettano tutti i diritti concessi alle madri
--
I papà non vanno (quasi) più in congedo Stipendi ridotti, difficoltà di reinserimento: solo Milano tiene, nel resto della Lombardia 130 in meno in un anno
MILANO - Mammo? No grazie. Dal 2000 gli uomini italiani possono contare su sei mesi di congedo di paternità per stare vicino ai figli. Ma lo strumento non decolla. Le sedi regionali dell’Inps hanno contato i papà che hanno sfruttato i permessi nel corso del 2003. E ora stanno inviando i dati a Roma. La Lombardia è tra le prime ad aver terminato il calcolo. Risultato: gli uomini che per qualche mese rinunciano al lavoro pur di fare i papà a tempo pieno aumentano, sì. Ma in misura estremamente contenuta. In tutta la Lombardia, nel settore privato, sono stati 1.260. Solo 151 in più rispetto al 2002. E comunque molto pochi, in valore assoluto, rispetto alle oltre 33 mila lavoratrici lombarde che l’anno scorso hanno approfittato dei sei mesi di assenza facoltativa per maternità. Inoltre, analizzando i dati provincia per provincia, si scopre che i congedi di paternità aumentano solo a Milano (da 457 nel 2002 a 738 nel 2003). Mentre nel resto della Lombardia sono addirittura in diminuzione: 130 in meno rispetto all’anno scorso.
LA VALUTAZIONE - Il ministro per le Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, resta comunque moderatamente ottimista. «Si tratta pur sempre di dati in crescita - commenta -. Oltre mille uomini che stanno a casa per accudire i figli sono un buon segno. Quando saranno 10 mila, certo, sarà bellissimo. Ma il fatto che lentamente vada diffondendosi anche fra i padri lo strumento dei congedi di paternità va sicuramente salutato come un elemento di crescita civile». Secondo il ministro, insomma, il bicchiere è mezzo pieno. Ma c’è ancora molta strada da fare. Aggiunge la Prestigiacomo: «I dati lombardi, se da un lato sono la cartina di tornasole di quanto lavoro culturale sia ancora necessario per creare una mentalità di reale condivisione della cura dei figli fra uomo e donna», anche alla luce dell’appello di Ciampi, «dall’altro rappresentano un primo segnale incoraggiante che non va sottovalutato». LE REAZIONI - Opposto il punto di vista di Livia Turco, Ds, «madrina» della legge. Che non rinuncia alla polemica. «Quando, nel 2000, varai i congedi di paternità l’onorevole Prestigiacomo votò contro. La verità è che il centrodestra boicotta le leggi del centrosinistra», sottolinea l’ex ministro delle Politiche sociali. Secondo la Turco, sarebbe necessario lavorare su più fronti: «Sensibilizzare i lavoratori uomini, certo. Ma anche le aziende. Inoltre la legge 53 del 2000 apriva la strada a norme regionali su tempi e orari. Un altro punto del tutto dimenticato».
L’AUSTERITY - Secondo il sindacato, se i congedi di paternità non vengono sfruttati in modo adeguato è anche colpa dei bilanci risicati delle famiglie. «Gli uomini stanno cambiando mentalità, sono sempre più interessati al congedo di paternità. Ma quando scoprono che durante i sei mesi a casa con i figli perderanno il 70 per cento dello stipendio, spesso cambiano idea», dice Sabina Guancia, sindacalista Cisl e presidente dell’associazione per la Famiglia di Milano. Inoltre «i padri trovano difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro: è un tipo di richiesta che l’azienda non si aspetta da un uomo, il quale rischia così di essere penalizzato al rientro». La legge poi non sarebbe conosciuta in modo adeguato. «A Milano, dove l’azione di promozione è più incisiva, i risultati si vedono - aggiunge Guancia -. Nelle altre province, invece, di congedi di paternità si parla troppo poco. Per questo sarebbe necessario un tavolo regionale in cui siano coinvolte anche le rappresentanze delle aziende».
LE AZIENDE - Chiamato in causa, il mondo dell’impresa non nasconde una certa diffidenza. «Preferiamo non dare linee d’azione, ogni azienda affronta la questione nelle maniera più adatta al contesto», dicono in Confindustria. «Il fatto che anche i dipendenti uomini decidano di sospendere il lavoro per questioni familiari crea problemi organizzativi soprattutto alle aziende medio-piccole - sottolinea Danilo Broggi, presidente di Confapi, confederazione nazionale dei piccoli -. Non per questo, però, il nostro atteggiamento è pregiudiziale o penalizzante. Tanto che, nei contratti firmati la settimana scorsa con chimici e con metalmeccanici, i benefici economici dovuti a mamme e papà in caso di congedo sono stati migliorati».
Vedi anche:
|