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Consigli su come approcciare il marito PDF Stampa E-mail
Questo articolo fu pubblicato sul forum "partonaturale" tempo fa, quando
mia moglie era incinta del secondo figlio.
Stavamo "sognando" un VBAC, che poi accadde, ma all'epoca non era certo sicuro.
Che potevo fare io, come papa`, per capire meglio la necessita` di perseguire un parto vaginale
dopo cesareo? Ecco le riflessioni
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Si dice spesso: "Se fossero gli uomini a partorire, non si farebbero più figli".
L'uomo in effetti teme il dolore. Specialmente "lì sotto". La Natura ci ha fatto molto sensibili alle parti basse, fin da piccoli una caduta, una pallonata o un calcio di un compagno ci facevano veder le stelle.
Questo è un ostacolo alla comprensione.

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C'è anche, immagino, una specie di rivincita. Le donne hanno "occupato i posti maschili" di un tempo. Ci sono donne avvocato, ingegnere, senatrici. Per rivincita l'uomo ha occupato il primordiale posto femminile: l'ostetricia, l'arte di aiutare un'altra donna come te a partorire e la puericultura, l'arte di allevarli.
È stata una conquista da ambo le parti. Da parte vostra con slogan, cortei, comizi, lotte accese. Da parte nostra con articoli, scienziati in camice bianco, misure, microscopi, guanti in lattice. La nostra è stata una lotta più in sordina, forse come un richiamo della sirena. "Venite, venite donne... partorire con noi sarà più semplice, bello, pulito, sicuro". Per la donna ha significato un cambiamento nello stile di vita, nelle prospettive di avanzamento professionale. Per l'uomo ha finalmente significato il controllo su ciò che, appunto, gli rimane oscuro: il dare alla luce. L'esperienza più privata di una donna, forse ancor di più di quella del far l'amore.
L'ha incanalato nella sua scienza, nella fiducia positivistica nei dati, numeri, tabelle di accrescimento, intervalli di poppata, cardiotocografi, flussimetrie e tamponi, sproporzioni e anestesie.

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Le suffragette dell'utero.
A volte io vi vedo un po' come le suffragette del secolo scorso. Quelle lottavano per ottenere dal "mondo maschile" il voto, la possibilità di scegliere politicamente.
Ora voi lottate per riottenere quello che, vi rendete conto, avete perso (almeno nella maggior parte degli ospedali): la piena indipendenza del vostro utero, il voler decidere come, dove, quando e con quali tempi esso si deve contrarre per espellere il vostro frutto. Ma non è una sola questione uterina. È vero, l'utero fa lo sforzo maggiore, ma tutto il corpo della madre, in qualche modo, partecipa al parto.
Non è un'espulsione. È un abbraccio alla vita, è un'accoglienza...
L'uomo tende però a semplificare, perché solo con la semplificazione si riesce a fare tabelle, schemi, programmi (ne so qualcosa io, sono un ingegnere...).
L'uomo ha un righello in testa, fin da quando con i suoi compagni fa a gara con chi ce l'ha più lungo. Oppure, se ha vergogna, in bagno, da solo.
L'uomo misura.
La testa del bambino è larga tot, il bacino tot, l'utero spinge, si dilata di tot all'ora. La testa ruota di tot gradi a sinistra, poi tot gradi a destra, si incanala... il parto diventa un problema di meccanica e le macchine, si sa, si rompono.
Donne e motori, gioie e dolori.
Nelle macchine si mette il contagiri, spie dell'olio, dei freni, l'uomo non si fida, sa che il pistone è crudele, che il bullone si può rompere. Le sue macchine sono imperfette. Applica lo stesso ragionamento al corpo femminile. Semplifica, non riconosce la sovrumana complessità della natura. Di una vita che ne crea un'altra.
"Cos'è il parto? È un processo di espulsione."
Ecco, "processo di espulsione". Suona meglio agli occhi di un uomo di "nascita". È più meccanico, gestibile. Se è un processo di espulsione allora l'importante è espellere il corpo estraneo...
Ecco, è una questione meccanica. Metto allora sul corpo della donna tante luci, spie, contagiri, contabattiti, righelli, righelli, controllo, controllo, va tutto bene signora, non si preoccupi, però...non si sa mai sa... qualcosa può andare sempre storto... è meglio saperlo prima. Il bimbo è come un pistone in un cilindro troppo stretto.
Processo di espulsione.
Si può sempre grippare. Ci si ferma al pitstop. Aprire il cofano.
Avanti un'altra.
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Il controllo sul corpo femminile avviene attraverso degli uomini preposti allo scopo, chiamati ginecologi. Il ginecologo, per la verità, può essere anche donna, ma in tal caso è comunque una donna con il righello in testa.
L'uomo in genere dovrebbe essere geloso della propria donna, la sua dolce metà, ma la fa toccare da mani estranee senza problemi. Magari farebbe a botte con uno sconosciuto che, in strada, fa semplicemente un fischio di approvazione voltandosi a guardarla. Magari storce il naso se si compra un abito un po' più scollato del solito e con quello va in ufficio ("chissà per chi se lo mette..."). Ma se l'estraneo è un ginecologo allora ha carta bianca.
La fa spogliare, toccare, misurare, aprire a volte anche torturare. Le infilano dita, sonde, curiosano nel suo corpo. Lo misurano, iniettano soluzioni, spalmano gel, alzano gambe, spingono in pancia, bucano sulla schiena, mettono cinghie, sforbiciano sulla carne viva.
Non si accorge di nulla, è contento, è magari il suo primo figlio. Assiste a tutte queste operazioni con curiosa partecipazione.
"L'hanno trattata BENE", dirà ai suoi colleghi in ufficio. "C'erano ben TRE dottori intorno a lei, non l'hanno MAI lasciata da SOLA. È andato tutto LISCIO come l'olio.".
Liscio come l'olio. Olio, macchina. La sua macchina, pardon, donna, è come dal meccanico, gliela restituiranno fra poco gli altri meccanici, ha fiducia nel controllo. Se c'è bisogno di aprire il cofano, pardon, di fare un cesareo pazienza... vuol dire che c'era un pistone grippato, capita.
Del resto, a noi, uomini, potrebbe anche importare poco la via attraverso la quale nostro figlio/a decide di venire al mondo; paradossalmente, poi, per alcuni uomini il cesareo è anzi una "salvezza", poiché li libera dalla presenza costante di fronte ai dolori, all'imprevisto, al vedere la propria metà trasfigurata nello sforzo. Il cesareo per un marito è più semplice: "Ciao cara, ti sono vicina", un bacetto sulla fronte, la porta della sala operatoria si chiude e tutto in mezz'ora finisce. Anche se si dovesse assistere in sala operatoria tutto assomiglia ad una visita dal dentista, niente dolore, tutto tranquillo, schermato da un asettico camice verde.
Il bimbo è nato. Forse questo è l'unico momento in cui ci sta anche una lacrimuccia. Questo è l'importante.
Devo farmi vedere commosso, così poi non può dire che non sono stato partecipe.
Un'altra volta controllo totale. Un altro processo di espulsione eseguito. Roger.
Atterraggio.
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E se la donna accenna a volere qualcosa di diverso? Ha una sua volontà? Ha delle PREFERENZE? È una cosa strana, è come se una macchina dicesse: "non voglio che smonti questo bullone, che giri questa vite". Inconcepibile per l'uomo meccanico, per il ginecologo con il righello in testa.
Non voglio star sdraiata. Non mi toccate. Voglio starmene in pace un po', andate via. Preferisco entrare in acqua. Vorrei farmi una doccia.
Volontà, preferenze, aspirazioni, sfumature.
Ma come? Il marito è perplesso. Come si può volere qualcosa di diverso? È tutto così semplice. Perché non obbedisce? Perché vuole rendere le cose difficili? È SOLO un parto. O così o cosà... che sarà mai tutta sta cosa? Non è mica come quando l'accompagno a scegliersi un vestito che sta tre ore a provarsene cinquanta (troppo corto, troppo lungo, colore vivo, colore smorto, non mi piace il taglio, no, qui la stoffa fa un difetto... uffa, ma allora... ti decidi o no, sono ore che sto qui e ho la macchina in seconda fila)... cosa si può volere da un parto? Ma cosa ci sarà mai di bello in espellere un bambino?
Tranquillizziamola.
Un ospedale vale l'altro, cara. È tutto per un controllo, cara. Lo fanno per il tuo bene, cara. Abbi fiducia, cara. Non fare quella faccia, cara. Cosa vuoi che sia, cara. Perché vuoi fare l'eroe, cara? Non ti basta aver rischiato una volta, cara? Ci sono sempre io, cara. Se lo dicono "loro", cara. Io non lo farei, cara. Se ti hanno detto di non muoverti, cara. Il tempo cancella tutto, cara. Pensa ai tuoi figli, cara. "Quelle" sono esaltate, cara.
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Eppure anche l'uomo, a volte, fa delle cose da "esaltato". Cose che non hanno un reale riscontro. Esperimenti, esplorazioni. Andare sulla Luna, scalare l'Everest. Cose rischiose. Sport pericolosi, football americano, formula 1... no limits.
Forse è questo il problema. Il cercare supporto dal proprio marito. L'uomo può anche fare delle cose pericolose ma poi il suo sogno è sempre quello del divano comodo, telecomando in mano e birra fresca.
Il suo credo è "se non punge e non stringe va bene". E se questo vale per i vestiti tende a farlo valere per tutto il resto. L'uomo misura e semplifica. Non comprende le sfumature subito perché non è programmato per farlo. La natura maschile è binaria. O dentro o fuori. Come nel calcio. O la palla è entrata in rete o no. Non esiste un "mezzo goal".
Vaginale? Naturale? Che sarà mai... l'importante è che state bene, cara. Sono sfumature e l'uomo difficilmente coglie le sfumature. Tende a vedere le cose con gli occhi dell'abitudine.
"Ma come? Ti accorgi solo ora che mi sono tirata su i capelli?" "Ah, sì... non ci avevo badato..."
Per quanto il marito possa voler bene in genere tende appunto a volere per la moglie la cosa meno "stressante" possibile. Un uomo in genere ha il righello in testa, non scordatelo.
Le cose che non si possono misurare, toccare, semplificare lo spaventano. Il parto in ospedale è più sicuro, lì i righelli abbondano.
Se la donna insiste può anche farla partorire in casa, ma vuole tanti righelli prima. Misure, analisi, check up.
"Sì, ok, ma prima fatti controllare bene, cara".
Ed in ogni caso vuole fronteggiare l'imprevisto. La macchina pronta, l'ambulanza allertata. L'ospedale vicino.
 

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